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Progettiamo insieme il nostro Futuro.

questionario

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Ricordiamo a tutti i cittadini Gronesi che il questionario si può consegnare al banchetto in Piazza Sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 18.00. Domenica dalle ore 9.00 alle ore 12.00. Vi aspettiamo numerosi.

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D.O.C.G. Due firme per abolire il Porcellum e le Provincie

volantino

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Appello a tutti i Sindaci interessati dall’accorpamento da parte dell’ANCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia)

AL CONSIGLIO DEI MINISTRI-ROMA
AI COLLEGHI SINDACI DEI PICCOLI COMUNI ITALIANI-LORO SEDI

ANCHE NOI SAPPIAMO FARE DI CONTO

Cari Colleghi, vi sono almeno
MILLE RAGIONI PER DIRE NO ALL’ACCORPAMENTO DEI PICCOLI COMUNI SOTTO I MILLE ABITANTI

Alla luce della lettura del testo sull’accorpamento dei piccoli comuni si resta allibiti dal pressapochismo del contenuto che dimostra come ormai siamo dinanzi ad un governo in piena confusione giuridica, ma non si può certo dire che l’opposizione abbia proposte migliori in materia Trasversalmente tutti contro?
Il taglio degli amministratori comunali, i quali nella maggior parte dei casi non percepiscono alcuna indennità, si aggirerebbe su 20.900 unità e non 54.000 “POLTRONE” come il ministro Calderoli sbandiera sulle pagine de “La stampa” del 14 agosto.
Desideriamo precisare che si tratta di 20.900 LAVORATORI GENEROSI E NON DI 20.900 POLTRONE, che sia ben chiaro questo concetto. Le poltrone ci sono, eccome che ci sono, ma non sono certo le nostre. Sta crescendo in tutti noi un dubbio feroce, o meglio, una convinzione: non è che si vogliano “usare” questi nostri numeri ( tanti), tradotti in poltrone, per fare effetto e per far credere alla gente di aver fatto finalmente qualcosa di imponente per ridurre i costi della politica? Poichè a soccombere saranno soprattutto i consiglieri dei 1.963 comuni con meno di mille abitanti, apriremo NOI gli occhi ai nostri cittadini, già catalogati di serie ZETA.
Non vogliamo commentare il testo perchè è semplicemente irricevibile, giuridicamente e politicamente. Non c’è spazio per alcun confronto su di esso: va ritirato.
Se il governo vuole continuare su questa strada faccia pure, ma abbia almeno la consapevolezza di essere l’artefice, colpevole di portare un vasto territorio, per lo più collinare e montano ed a forte rischio idrogeologico, allo sfascio ed all’abbandono: un disastro al quale non si potrà poi più porre alcun rimedio. Siamo certi che non impiegherà molto a rendersi conto di aver imboccato una strada senza uscita, ma ormai il disastro sarà fatto a scapito di tutti coloro che presidiano, tutelano e difendono con una passione unica il territorio italiano più marginale e povero. Inoltre si renderà conto, speriamo, di come lieviteranno i costi: il tanto declamato risparmio è una clamorosa falsità. Parliamo dunque dell’eventuale risparmio. -COME SAREBBE- Alla luce del testo i risparmi si attesterebbero, nell’ipotesi che tutti gli amministratori si applichino il massimo delle indennità, oggi vigenti, ad euro 2.298.000, ma considerato che più del 50% degli amministratori dei piccoli comuni non ritira le indennità e pochissimi risultano essere assessori esterni, il risparmio ipotetico si ridurrebbe, al massimo, a soli 1.150.000 euro, pari al costo annuo di due deputati e mezzo; per i cittadini amministrati (1.100.000) il costo è pari ad euro 1,04 all’anno.
Noi agiremo con tutte le nostre forze per rendere inapplicabile tale norma , utilizzando tutti gli strumenti giuridici e tutte le civili e pacifiche azioni di contrasto contro un atto unilaterale di guerra che il governo ha scatenato contro i suoi cittadini più deboli. Ma cerchiamo di essere più esaustivi scendendo nello specifico.
I Comuni soggetti all’ipotetico accorpamento sono numero 1.963 ed i loro amministratori (assessori e consiglieri comunali) nella più ampia ipotesi sono, ribadiamo, 20.900 e non 54.000 come dichiarato dal primo ministro nella conferenza del 12 agosto 2011.
COME E’ OGGI. A seguito del decreto legge n. 2 del 2010, nell’ipotesi peggiore che tutti gli assessori fossero esterni al consiglio comunale, aumentando così il numero degli amministratori, e tutti i sindaci, gli assessori ed i consiglieri comunali si attribuissero al massimo le indennità previste per legge, i costi di tali amministrazioni ammonterebbero ad euro 4.832.906 così ripartiti:
1.963 sindaci x € 1.291 = € 2.534.233
1.963 vice sindaci x € 193 = 378.859
3.296 assessori x € 129 = € 506.454
15.704 consiglieri comunali x € 90 (5 riunioni del consiglio di media in un anno) = €1.413.360 .
Il costo teorico massimo sarebbe quindi pari al costo di 11 deputati !!!
Con il provvedimento di accorpamento il numero dei comuni si ridurrebbe, ma dato che più del 50% degli amministratori dei piccoli comuni di fatto rinuncia alle indennità spettanti, il risparmio massimo ammonterebbe ad euro 1.150.000. MENO DEL COSTO ANNUO DI TRE DEPUTATI.
Ogni altro commento è superfluo!
Ma il GOVERNO ha tenuto conto, o se ne è già dimenticato, che nel 2010 e nel 2011 non ha voluto accorpare elezioni e referendum, sprecando così 700.000.000 di euro che avrebbero garantito con quei soldi, ai costi attuali, 35 anni di vita per le amministrazioni dei piccoli comuni? I nostri amministrati si stanno chiedendo:”Vale la pena far scomparire circa 1.963 comuni che amministrano oltre 1.100.000 persone e che rappresentano le sentinelle del 5 % del territorio nazionale, soprattutto montano, a costi bassissimi ? Vale la pena sopprimere amministrazioni comunali che costano ad oggi (nella peggiore delle ipotesi sopra prospettata) ad ogni cittadino amministrato 1,04 euro all’anno (1.150.000:1.100.000 abitanti) ?”.
La riduzione, in attesa dei costi standard, anche dei costi di gestione, che il governo auspica da tale accorpamento, è tutta da dimostrare e su questo siamo pronti ad un confronto sereno nel quale dimostreremo facilmente il contrario.
Nel dettaglio, precisiamo che quasi la metà dei piccoli comuni, tutti economicamente virtuosi, si colloca principalmente all’interno di sole tre regioni (Piemonte, Lombardia e Veneto) che hanno dato piena fiducia agli attuali partiti di governo che si erano fatti paladini delle piccole realtà e se la fiducia viene ricambiata in questo modo in futuro ci ricorderemo di tale vergognoso tradimento.

CHIEDIAMO DI ESSERE URGENTEMENTE RICEVUTI ED AUDITI.

IN CASO CONTRARIO TUTTI A ROMA CON I NOSTRI CITTADINI.
1.963 PULLMAN CHE PARTONO DAI RISPETTIVI COMUNI CON I LORO AMMINISTRATORI ED AMMINISTRATI. SINDACI CON LA FASCIA TRICOLORE, IL GONFALONE E LE CHIAVI DEL MUNICIPIO: TANTO VALE CONSEGNARLE SUBITO.
UNITEVI A NOI ANCHE VOI SINDACI DEI COMUNI CON PIU’ DI MILLE ABITANTI:PRIMA O POI TOCCHERA’ ANCHE AI VOSTRI COMUNI. ESATTAMENTE COME PER GLI UFFICI POSTALI IL CUI PROCESSO DI RIDIMENSIONAMENTO NON E’ MAI TERMINATO.

LA MANIFESTAZIONE DI ASSISI DEL 30 SETTEMBRE E LA FESTA DEI PICCOLI COMUNI A PERANO ED A MONTELAPIANO- Chieti- sono tuttE dedicatE alla ricerca delle occasioni per dirimere definitivamente le argomentazioni che, falsamente, indicano nei Piccoli Comuni i responsabili della catastrofe finanziaria della Nazione. Ricordate dunque ad Assisi il 30 settembre ed in Abruzzo l’uno ed il due ottobre con fascia tricolore ed il gonfalone comunale, ricordando che tanti anni fa (proposta poi tradotta in legge 142/1990-Legge Gava) scongiurammo la stessa idea poichè già allora volevano indurci a costituire le Unioni per far scattare subito dopo le fusioni dei Piccoli Comuni.

RESTATE IN ALLERTA VI COMUNICHEREMO GLI SVILUPPI E TENETEVI PRONTI A PARTIRE:
A ROMA PIU’ DI TANTI VENDEREMO CARA LA PELLE!!

Marsaglia, 14.08.2011
Franca Biglio Presidente ANPCI

Campagna un Sorso di Libertà

campagna un sorso di libertà

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I nostri sinceri ringraziamenti

ringraziamenti

Come vota la D.O.C.G.:

referendum-2011

I referendum e i vacanzieri di cervello.

di Andrea Marchesi – Editoriale ARABERARA

L’Italia è una repubblica grazie ad un referendum, una nazione nata su una bella X d’atterraggio dopo un mirabile volo planato e democraticamente orchestrato. Forse ce ne siamo dimenticati e per qualcuno è stato comodo così. Rinfreschiamoci quindi la memoria. Ripassano alcune volte sugli schermi televisivi le immagini dei cinegiornali, ad ora tarda per certi occhi trapuntai e sonnambuli, quelle della “Settimana Incom” e quel perenne mappamondo che gira e che non va da nessuna parte. La voce con la flemma impostata e chiara, squillante: “L’Italia è una Repubblica”. Era il 5 maggio del 1946, avevano votato anche le donne per la prima volta nella storia italiana. Due conquiste in un colpo solo, una cosa da far venire le vertigini e i brividi. Uno schianto di realtà discusso, dopo aver rischiato il collo sul traguardo di sangue della guerre, il colpo di reni della svolta: 24.946.878 i votanti per una percentuale dell’89,08%, Repubblica 12.718.641(54.27%) Monarchia 10.718.502 (45.73%). E poi le tanto agognate scazzottate per i brogli perché un referendum porta sì con se un moto dal basso di cambiamento, ma spacca anche in due il paese, le opinioni vengono smezzate e lavate all’ombra di un fare manicheo. Chi sta da una parte e chi sta dall’altra senza contaminazioni di sorta, avvengono dopo gli abbracciamenti, se mai avvengono. Il clima dei tanto amati giorni nostri tira al freddo sui grugni dei votanti che si affronteranno domenica 12 e lunedì 13 giugno alla sbarra del referendum. Quattro croci da mettere da lasciarci le penne, quella sul nucleare più di tutte, e da scucirci le tasche, quella sulla privatizzazione dell’acqua. Cosa è cambiato però dal 46? Che ora non più “la libertà è partecipazione”, come cantava Gaber, ma è farsi i cavoli propri. E mi domando come si può stare tranquilli con questa gente da ansia di prestazione d’ombrellone e amanti spasmodici delle code singhiozzanti da ritorno? Si perché i cittadini (che dovrebbe essere uno status privilegiato, almeno una volta lo era nei tempi degli imperi romani ora per alcuni solo “ladroni”) vanno al mare al posto di votare, e se non ci fosse la rima (non voluta), la frase avrebbe un tono davvero drammatico. La mollezza e la disaffezione della società civile è davvero deprimente, e non possiamo pararci dalla scoppola dicendo che “è colpa della politica”, perché il sedere sulla sedia ai politici glielo abbiamo messo noi (anche se qui ci sarebbe da discutere con quelle liste elettorali blindate). Quindi gente abbiamo chi ci meritiamo e zitti. Mi domando poi come si fa a stare tranquilli con la coscienza? Certo il riposo e la pancia piena da vacanza fanno si che i grilli morali stridano di meno, ma almeno una volta per la memoria di quel bene diffuso e democraticamente spartito, visto che la decisione finalmente spetta a noi e poi non ammantiamoci con il qualunquismo che “tanto fanno quello che vogliono”, non possiamo toglierci la ciabatte e andare a votare? Siamo presi nella morsa di un “pigrismo” cronico. Abbiamo inventato anche il cristiano non praticante, che mi domando se uno ci crede dovrebbe essere bello genuflettersi ossequiosamente la domenica a messa. È come la differenza che intercorre tra il fare sesso tanto per farlo e al contrario farlo con la persona che ami. In entrambi i casi c’è un sentimento di fede in mezzo che manca, come con la disaffezione per la politica, quel rendersi altro e migliore che evidentemente abbiamo perso. Ci portiamo dietro “due miserie in un corpo solo”, il sogno e il suo aborto ancor prima di avere volato. Il voto è un diritto che abbiamo conquistato ma che oggi fa sbadigliare in coda per raggiungere la nostra mediocrità. Spero fortemente che in questi giorni suoni la sveglia, bella forte e duratura. Se no blindiamo i vacanzieri in vacanza, per tutto l’anno. Facciamo diventare i villaggi turistici dei ghetti con cittadinanza perenne così ai simpaticoni non gli viene più in mente di sturarsi il naso. Facendo così e rendendoli innocui smetteranno almeno di rovinare la vita degli altri. Perché le responsabilità non sono fatte per i tipi da spiaggia, al massimo a quelli gli si può dare in mano la Settimana Enigmistica così si allenano la mano con la matita. Non si sa mai che si decida di farli ritornare, almeno così saranno allenati.

IO VOTO, e TU?

REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO 2011

Una scheda completa sui quattro quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011, che ri­guardano: il legittimo impedimento, la privatizzazione di fatto dell’acqua previsto dal decreto “Ronchi” (due quesiti) e il ritorno all’energia nucleare.

Cosa sono i referendum

Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.

Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come solu­zione per abolire una legge già esistente o parte di questa.

Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un docu­mento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa ri­chiamata dal quesito referendario.

 

Quando si vota

Le operazioni di voto si svolgono:

Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00

e

Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.

Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni ammini­strative del 15–16 maggio.

Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a vo­tare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.

Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma la­drona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni am­ministrative col referendum.

 

Dove si vota

Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.

 

Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia

È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Refe­rendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.

Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.

[Leggi anche: la lettera-appello di Adriano Celentano contro il nucleare, contro la priva­tizzazione dell’acqua, contro il legittimo impedimento. Con il video di Adriano Celentano tra­smesso durante Annozero]

 

Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affida­mento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risul­tante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affida­mento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.

Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.

Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitata­mente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.

Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determina­zione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capi­tale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.

Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei co­sti di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.

Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.

Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modi­ficazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modifica­zioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.

Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplifica­zione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.

Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.

Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.

Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a compa­rire in udienza?”.

Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possi­bili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.

Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro pos­sano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.

Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.

 

Le posizioni

I referendum abrogativi e confermativi

Difficile parlare delle posizioni raccolte da Forum Civico, senza cadere nell’espressione di pareri. Ci proviamo qui. Invitiamo i let­tori ad esprimere la loro posizione/parere nella sezioni contributi dei lettori a fondo pagina.

Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sa­pendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la spe­culazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle ta­sche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.

Per i 4 “SI” voteranno quei cittadini intervistati che credono in un’Italia pulita, solidale, giusta e libera dai tentacoli anche politici della malavita. Che credono che la giustizia, per essere tale, deve essere assolutamente uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti, e soprattutto per i pro­pri amministratori (presidenti del consiglio inclusi). Cittadini che, previdenti se non per sé, per i propri figli, vogliono vivere in un’Italia al sicuro dai disastri nucleari (la “peste radioattiva”), al ri­paro delle speculazioni dei pochi sulla vita dei molti. E che reclamano l’acqua come un bene ine­stimabile, proprietà irrinunciabile di ogni italiano.

 

Il referendum sul nucleare

Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referen­dum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.

Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nu­cleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinno­vabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della po­polazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il nu­mero di persone contrarie a questa misura.

[Si noti che il governo giapponese ha mantenuti segreti i dati su livelli di radiazioni molto mag­giori a quelli rivelati sinora. Si veda: Giappone: disastro nucleare di Fukushima peggio di Cherno­byl]

Si legga anche:Disastro Fukushima: essere mamma e dover misurare le radiazioni ai propri bimbi (video e testo: D. Mastrogiacomo)

 

Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti

Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.

Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.

Camminata dell’ACQUA PUBBLICA

Acqua pubblica_L-1

Anche la D.O.C.G. aderisce al comitato referendario Valcavallina 2 sì per l’acqua bene comune. Vi aspettiamo numerosi Domenica 22 maggio al mattino al banchetto che allestiremo in Piazza a Grone e al pomeriggio a Luzzana alla camminata per ribadire che l’acqua è un bene comune e quindi non si vende!!!!!

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